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Phonèsia Spazio-arte
Direzione artistica di Paola Fontana (2002-2004)

"E' stata una esperienza he mi ha permesso di capire che chi è abituato al rigore del teatro mai potrà abituarsi al pressappochismo delle programmazioni discotecare".
Phonèsia è lo Spazio arte di Pulvisia disco, un luogo immaginifico sensibilmente caratterizzato sul piano estetico e dalla propria filosofia, tesa al superamento del mero concetto di intrattenimento. La poetica, di questo spazio multimediale esclusivo in una discoteca altrettanto particolare, si impernia attorno alla interconnessione dei linguaggi artistici, rimandando direttamente alle esperienze di fusione delle arti, propugnate dalle avanguardie del primo Novecento. La sala è deputata ad accogliere quanti, nell’ambito del variegato spazio di Pulvisia, abbiano voglia di assistere ad eventi artistici che trascendano la spettacolarizzazione e si traducano in fascino e seduzione del sapere che promana dalle performance di vario genere che quivi si compiono: musica, teatro, danza, pittura, fotografia, tessute come trame di un canto, interagiscono nel salotto sofisticato ed accogliente che diviene luogo di incontro conviviale, galleria d’arte e di libero dibattito, ponendosi come crocevia delle più disparate modalità espressive votate ad azionare quel delicato e prezioso dispositivo che appartiene ad ognuno di noi, ovvero l’immaginario. Phonèsia pur essendo indipendente e solitario poiché spazio riservato, si ricollega tuttavia, alla poetica globale di Pulvisia disco, non una semplice discoteca o locale, ma luogo sui generis di “avveduta provocazione” a partire dalla ubicazione nel verde montano del circuito turistico delle grotte di Frasassi, poliedrico, multisfaccettato, congeniato, come un sontuoso ed imponente incastro di architetture, hitech, e sofisticate finiture che lo elevano a baluginante, fascinoso, onirico tempio dell’arte, del divertimento… della notte.
La voce è vibrazione, il suono è vibrazione, qualcosa di impalpabile eppure presenza fisica e caratterizzante. La phonè è qualcosa d’altro rispetto alla voce portatrice di verbalità. E' prerogativa del corpo; essa stessa è corpo, autonoma e significante, svincolata dal valore semantico della parola. La phonè non è riflesso, ovvero simulacro assoggettato alla parola detta; anzi, è suono dell’anima, risonanza primigenia, soffio vitale, flatus che sgorga da ogni più recondito orifizio, affermazione della propria presenza fisica e ontologica. La connessione tra l’imago e la voce del soggetto determina la “poetica della voce” ove questa diviene evento scenico primario agìto dalla soggettività dell’attore. Attraverso la voce, intesa appunto come phonè, l’attore e l’interprete musicale (come ciascuno di noi) affermano la propria presenza nel mondo a prescindere da qualsiasi discorso ma semplicemente liberando la propria “anima sonora” unica, autentica, irriproducibile. Nella phoné ognuno di noi soggiace e al contempo si manifesta. Dalla phonè trae la sua origine phonèsia.
P. Fontana